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ROBERTO FASSI E LE MISSIONI IN INDIA

Per oltre vent’anni mi sono recato regolarmente in India per motivi di lavoro. Viaggiando in quel paese, affascinante sotto tanti punti di vista, sono rimasto colpito dalle condizioni di incredibile povertà in cui vivono decine di milioni di esseri umani. Mi hanno toccato in modo particolare i bambini che vivono nelle strade delle grandi città o nelle desolate campagne esposti alle peggiori malattie (lebbra, colera, tubercolosi, epatite…) in inconcepibili condizioni di promiscuità, sporcizia e miseria, spesso costretti alla prostituzione, all’accattonaggio, a frugare nei mucchi maleodoranti di spazzatura per contendere ai cani, ai corvi e agli avvoltoi qualche rimasuglio di cibo. Frequenti sono i casi di bambini rapiti e uccisi per un’attività oggi molto lucrosa: l’espianto e la vendita di organi.
Nel 1994 decisi di fare qualcosa raccogliendo offerte fra parenti e amici (inclusi alcuni praticanti di arti marziali) , ma proprio in quell’epoca lessi su un autorevole quotidiano inglese un articolo sulle istituzioni caritatevoli che raccolgono fondi destinati ai bambini poveri dei paesi sottosviluppati. Nell’articolo veniva messo in evidenza che una commissione del governo inglese aveva accertato che la maggior parte delle offerte raccolte (fino al 97%!!!) veniva utilizzata dagli enti caritatevoli per il proprio funzionamento (stipendi ai funzionari e loro viaggi). Solo una minima percentuale del danaro raccolto veniva utilizzata per gli scopi istituzionali!
Mi rivolsi allora a un sacerdote missionario che conoscevo e che aveva vissuto qualche anno in India. Egli mi suggerì di inviare le offerte alle missioni indiane che ospitano, nutrono, vestono e istruiscono i bambini delle popolazioni più povere ed emarginate dell’India (gli Adivasi e i Dalit) appartenenti a qualsiasi religione. Gli Adivasi sono i popoli tribali aborigeni che abitavano l’India prima dell’invasione ariana e che oggi ammontano a circa 70 milioni. La maggior parte di essi vive in condizioni di estrema miseria e non ha alcun peso politico o culturale. I Dalit, i cosiddetti intoccabili, sono indù considerati fuori casta. Il loro numero è di oltre 200 milioni. Essi di solito svolgono lavori considerati impuri: spazzini, lustrascarpe, pellai, raccoglitori di escrementi… Il termine dalit deriva dal sanscrito ed ha il significato di calpestato, spezzato.
In molti villaggi indiani i Dalit e gli Adivasi non possono entrare nei templi, non possono attingere acqua dai pozzi e di solito devono trovare una sistemazione di fortuna al di fuori del villaggio.
Grazie alle offerte raccolte in seguito alla mia iniziativa, che ho esteso anche all’azienda per cui lavoravo, sono state realizzate varie opere, la più importante delle quali è stata la costruzione di una scuola superiore dotata di sei classi e di quattro moderni laboratori scientifici presso la missione di Mehsana (città situata nella zona settentrionale del Gujarat).Questo permetterà agli ragazzi ospitati dalle missioni di arrivare fino alle soglie dell’università! Una buona istruzione è il modo migliore per assicurare un futuro ai giovani specie se poveri!

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Ho avuto così modo di visitare regolarmente le missioni insieme all’arcivescovo del Gujarat Mons. S. Fernandes, di seguire i lavori e di fare alcune lezioni ai giovani delle scuole elementari e medie. Un’esperienza bellissima di cui vi faccio partecipi con alcune foto. La preparazione dei ragazzi (conoscenza delle materie e delle lingue), la disciplina e la loro partecipazione col cuore alla lezione mi hanno assai favorevolmente colpito.
Le nostre modeste offerte possono sembrare solo una piccola goccia di fronte a un immenso mare. Se nel mondo vi sono centinaia di milioni di esseri umani che letteralmente muoiono di fame, cosa possiamo fare noi? In particolare cosa posso fare io? A cosa può servire la mia goccia? Non dobbiamo pensare così, perché anche la nostra piccola goccia è importante, anzi vitale, perché può contribuire a salvare una vita umana. Si pensi che con l’equivalente di soli 100 Euro all’anno (meno di due Euro alla settimana) i padri missionari sono in grado di alloggiare, vestire, nutrire e istruire un bambino! Per un intero anno!

I destini di noi uomini sono intrecciati al di là di razze, religioni, classi sociali… Aiutare un bambino a salvarsi diventa un gesto di estrema importanza non solo per il bambino, ma anche per noi. Ascoltiamo cosa ci dice Gesù a questo proposito:
“Chi accoglie anche uno solo di questi bambini, nel mio nome, accoglie me”. (Mt 18, 5)
I bambini che le missioni accoglieranno e aiuteranno grazie alle vostre offerte, saranno in realtà accolti da voi. Accogliere significa dare disponibilità, fare spazio… Significa restringere il proprio io egoista facendo di sé la casa del prossimo e di Dio.

Scusatemi la predica lunga e noiosa. D’altra parte cosa vi aspettavate da uno che (ogni tanto) frequenta i preti!
Cordiali saluti a voi tutti.

Roberto Fassi

ROBERTO FASSI E LE MISSIONI IN INDIA(1)