Il Maestro leggendario Hirokazu Kanazawa 10’ Dan è presidente della Federazione Internazionale Karate Shotokan.
“il mio nome è Hirokazu Kanazawa e sono un praticante di Karate Shotokan Ryu. Ho cominciato il Karate dopo essere entrato all’università di Nihon, era il 1951. Quando ho pensato di cominciare l’arte del Karate desideravo diventare il più bravo del Giappone,ma il torneo della mia università non era sufficientemente impegnativo. Nonostante ciò ero rimasto molto impressionato dall’insegnamento che si riceveva nel Takushoku University Club. Così decisi di entrare nella Takushoku Univerity studiando lì Karate per un periodo di quattro anni.
Così dovette praticare molte ore al giorno non è vero?
Certamente, praticavo 5/6 ore al giorno e un aspetto importante fu il mio studio precedente del Judo, della Boxe e altri sport da combattimento alle scuole superiori. Non avevo mai studiato il Karate prima dell’università. Gli altri studenti universitari dell’università di Takoshoku, studiavano già il Karate dai tempi del liceo e ancor prima e c’era un gap profondo tra me e loro. Quindi al fine di superare tale Gap, ho cominciato a praticare anche di notte e in qualche modo ho cercato di raggiungere tale livello e nel frattempo conseguendo la mia laurea. Ho utilizzato molto la DINAMICA MENTALE, cioè immaginare mentalmente il Karate perché non avevo tempo a sufficienza. Si passa tanto tempo a parlare con le persone e spesso a perdere tempo non concludendo nulla. E’ in quel momento che ho capito l’importanza di chiudere gli occhi per fare dinamica mentale/allenamento immaginario. Se mi svegliavo nel pieno della notte o avevo qualche minuto della mia vita da impiegare meglio, allora mi coricavo con gli occhi chiusi e praticavo la dinamica mentale. Perché è importante questa dinamica mentale? Perché l’avversario più forte lo potevo immaginare, per esempio quando pensavo al Kumite immaginavo di avere a che fare con nostri più forti combattenti. Quando eseguivo mentalmente i Kata, immaginavo il migliore praticante di Kata e rifacevo il Kata nella mia mente. Credo che visualizzare tutto questo mi abbia fatto crescere moltissimo. Quando praticavo per davvero, diventava una questione di tenacia e resistenza, ma quando immagini tutto ciò diventa una dimensione senza limiti. Puoi diventare forte e coraggioso nella misura in cui lo desideri. Questo è il motivo per il quale sottolineo l’importanza della dinamica mentale. Infatti dopo essermi laureato, fui reclutato a lavorare in una grande azienda, il Maestro Nakayama, a capo della federazione nazionale di Karate del Giappone, mi invitò nel Dojo dell’associazione, chiedendomi di farne parte. In realtà non fu una richiesta, bensì un ordine. Cosi’ decisi di diventare un Karateka professionista e i miei insegnanti mi incoraggiarono e cedettero in me. Era il 1956 circa. Il primissimo torneo nazionale del Giappone si tenne nel 1957, cioè l’anno successivo. Gli incontri si disputarono al Tokyo Taikukan e il luogo fu scelto per rappresentare la città di Tokyo. Sfortunatamente cinque giorni prima del torneo, mi ruppi un osso del braccio e questo mi avrebbe impedito di prendere parte alla manifestazione. Un osso del mio braccio destro rotto, poteva compromettere tutta la mia carriera, impedendomi di combattere per sempre in tali competizioni. Mi ruppi tra il braccio e il polso, a metà in due parti e il mio incontro fu proprio cancellato per questo motivo. Due giorni prima dell’inizio del torneo mia madre venne a Tokyio da Iwate e il motivo per il quale lei si mosse per venire sin qui, fu quello di vedere me combattere nella competizione. Nel momento in cui il mio combattimento fu cancellato, il mio braccio venne ingessato. Mia madre non si rendeva conto di cosa si trattasse e mi disse: “in questo Karate tu usi solo la mando destra?” Io risposi:”no! Il karate si pratica con entrambe le braccia ed entrambe le gambe, usando l’intero corpo come un’arma. Mia madre disse: “tu puoi partecipare con il resto dei tuoi arti”. Quando mi disse questo, andai, pur non potendo, all’associazione di Karate e spiegai la situazione. Mi dissero che poterono fare un’eccezione se il dottore avesse dato l’ok. Ovviamente nessun dottore avrebbe dato autorizzazione, perché erano necessarie due settimane di riposo totale per guarire.
Un amico compagno di Judo aveva il suo ospedale personale ad Itabashi e andai da lui e gli spiegai tutto. Così mi diede il suo ok, autorizzandomi a partecipare al torneo. Egli vene pure a vedere l’incontro. Il mio primo incontro stava per cominciare e pregavo almeno di vincere il primo. Così vinsi il primo match. Era la prima volta che chiedevo a Dio un qualcosa. Dissi Grazie! Il resto non conta più ora. Continuai a vincere il secondo e il terzo match e mia madre era quasi soddisfatta di vedermi vincere. Le ho detto: “dal momento in cui sto continuando a vincere non mi è permesso finire qui il torneo”e continuai a vincere il 4’ il 5’ e la finale. Ho usato il braccio sinistro essenzialmente per difendermi e ho vinto grazie ai calci. Così andò il mio primo torneo di Karate!
Quindi con la mano destra fuori uso ha usato solo i calci per vincere?
Esatto, non usai affatto la mano destra e quella sinistra solo a scopo difensivo, per deviare e parare. Con le gambe ho fatto tutto e vinsi così il primo premio. L’anno successivo partecipai ancora e quell’anno ero in condizioni fisiche migliori e vinsi tutti gli incontri dal primo all’ultimo, ma gli avversari erano veloci e forti. Quanto dovetti combattere con la mano rotta, ero in grado di vedere al rallentatore i miei avversari e feci diverse riflessioni al proposito: “la volontà del cuore ha molta più forza del corpo”. Questo era il mio Karate a quei tempi! Iniziai ad insegnare il Karate per due anni alle isole Hawaii e in quel periodo erano in pochi a praticare il Karate. La gente si chiedeva: “cos’è il Karate?” Molte persone mi sfidarono per questo e fu un’esperienza piuttosto turbolenta. Partecipai a molti tornei alle isole Hawaii,ma io lottai solo cinque volte. Dopodiché diedi una spiegazione e fermai gli incontri. Lottare così tra di noi non ha alcun senso. Ciascuno può sempre diventare più cattivo e qualcuno rischierà di morire. Nel mio caso, anche se vinco, io non sono felice di questo. Non c’è nessun divertimento nel vincere contro altri esseri umani come me. Anzi io voglio aiutarli .Per gli Hawaiiani io sono semplicemente uno straniero. Non c’è nulla di buono in me come vincitore. Questo lo spiegai nitidamente e fui compreso. Ci furono però cinque persone che non capirono questo concetto e non ebbi altra scelta se non combattere contro di loro. Ero in difficoltà nel trovare il modo di farli cadere, senza colpirli facendo loro del male. Fu così difficile. E’ così facile fare del male alle persone, ma quando le colpisci ti senti una serie di brutte sensazioni addosso. Quindi decisi di raffinare il mio medo e di trovare una strategia per evitare i loro colpi e fu davvero molto difficile. Riuscì a vincere facendo così e fui molto soddisfatto di ciò. Anche gli altri rimasero soddisfatti. All’inizio, quando rifiutai di battermi con loro, loro mi dissero: “devi essere molto debole, non hai il coraggio nel vederti sconfitto”. Ho risposto loro che non avevo paura di vedermi sconfitto. Gli ho detto che non avrei perso, ma che il combattimento non aveva nessun significato buono per me. Ho vissuto così per due anni. Sensei Funakoshi venne in Giappone nel 1922, alla piu’ importante dimostrazione sportiva nazionale(chiamata oggi raduno nazionale degli atleti) in cui diede dimostrazione della disciplina di Okinawa: Il KARATE. Funakoshi ne fu il pioniere indiscusso, ma egli non volle dare un nome al suo stile di Karate. Cosi non venne attribuita nessuna parola Ryu al suo stile in quel momento. Il Gojuryu e lo Shitoryu stavano anch’essi emergendo in quel periodo. Così per poterli distinguere gli abbiamo dato un nome. Il Maestro Funakoshi si firmava Shoto (pino sinuoso, foresta) e il Dojo in cui decise di insegnare, prese il nome appunto SHOTO-KAN. Cominciammo così a chiamare il nostro stile :Shotokan Ryu.
Ci racconti le sue successive esperienze in giro per il mondo.
Nel 1963 sono ritornato in Giappone, perché nel 1964 avevo le olimpiadi di Tokyo. Alla fine di queste olimpiadi mi chiesero nuovamente di spostarmi e di insegnare Karate in Europa. Decisi di stabilirmi a Londra e da lì di viaggiare per tutta l’Europa e anche il Sud America per insegnare il Karate. Se dovessi parlare specificatamente delle caratteristiche di ciascuna popolazione, direi che gli inglesi praticavano in silenzio. Quando chiesi loro se avessero delle domande da farmi, loro mi risposero che prima o poi, dopo essere progrediti nel Karate, avrebbero compreso le mie parole. I tedeschi invece avevano l’abitudine di parlare molto e mi facevano tante domande. Anche se dicevo loro di praticare in silenzio, loro risposero che senza comprendere il concetto non avrebbero potuto incominciare nulla. Loro dicevano che non potevano praticare il Karate senza capirne la logica, mentre io dicevo loro invece, che praticando il Karate ne avrebbero capito la logica. Teorizzare su questi aspetti fu davvero problematico, ma questo fu molto tempo fa. Ora i Karateka di tutto il mondo hanno capito e hanno compreso il valore della pratica senza teorizzare. Rimasi circa sei anni in Europa, quattro di questi a Londra e altri due in Germania. Grazie al fatto di essere lì, ebbi l’occasione di viaggiare molto e di visitare 123 paesi. Tutt’ora passo circa 8-9 mesi all’anno in giro per il mondo.
Ci racconti qualcosa sulla pratica di rottura delle tavolette.
Riuscì a rompere 3,4 o 5 tavolette e chiesi loro che tipo di tavolette volessero farmi rompere ancora.
Adopero un certo tipo di tavolette, ma ora è una pratica che non uso più. Si narra che il Karate dia la possibilità di vedere dei risultati in tempi brevi, che una persona possa perdere la vita dopo un anno o anche due dalla ricezione di un atemi (colpo). Io penso che non sia possibile, ma se non esiste una verità in proposito, allora si che può diventare leggenda. Quindi non diventerò leggenda e non rimarrò nella storia? Allora penso che tutto ciò sia possibile!Allora iniziai a fare delle ricerche in proposito. Si tratta di focalizzare l’energia in un punto in cui essa possa esplodere. Quindi praticando la rottura delle tavolette, immaginavo la terza rompersi in piccoli pezzi o di romperla esattamente a metà. Ero alle Hawaii quando cercavo di spiegare questo principio, ma parlavamo lingue differenti. Mi chiesero cosa fosse il KIME. KIME = FOCUS. Cos’è il KIME? Il KIME è indirizzare la forza nel punto in cui desideri, ma non furono in grado di capire cosa stessi dicendo.
Quindi dissi: “portatemi alcune tavolette”. Le ruppi e loro videro con i loro stessi occhi e capirono il significato di ciò che stavo dicendo e come avveniva. Alle Hawaii c’era questo ragazzo 12′ Dan di Kajukenpo, che mi sfidò in combattimento, ma rifiutai dicendo come sempre che non vi è nulla di positivo nel combattere l’uno contro l’altro e nemmeno nel vincere o perdere.
Lui disse che non avevo esperienza e per questo rifiutavo, ma io gli risposi che di esperienza ne avevo, ma lui non volle credermi. Gli dissi:”posso mostrarti attraverso un Kata” e lo feci con grande velocità e ricco d’azione, ma lui non rimase impressionato. Gli dissi:” ti mostro qualcosa di differente e se non sarai soddisfatto, allora accetterò il combattimento”.
Lanciai due tavolette in aria, ma il tetto della sala era troppo basso e le tavolette caddero velocemente. Ne ruppi una con un pugno e l’altra con un calcio. Lui guardò le due tavolette diventare quattro e cadere per terra. Io desideravo fargli vedere tutte e quattro le tavolette cadere nel medesimo punto, ma un quarto di tavoletta ruppe una piccola finestra. Lui pensava che questa fosse una mia intenzione, anziché un errore e mi disse: “M. kanazawa ho capito la sua forza”! Questo è il modo in cui evito lo scontro con le persone.
