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1) quando hai incominciato la pratica del Karate e che cosa ti ha affascinato inizialmente?

Ho cominciato che ero un ragazzino e quindi come giovane praticante. Ero affascinato dall’aspetto spettacolare del karate (calci, salti, pugni, eccetera.).Il primo ad introdurmi alla pratica del karate fu mio cugino che a quell’epoca era una cintura marrone I°kyu. Dopo poco decisi di iscrivermi allo Sport Center Karate Club Milano, seguendo le orme di mio fratello maggiore, che nel frattempo si era fatto rapire dalle arti marziali giapponesi. Stiamo parlando della metà degli anni 70. Per potermi mantenere la palestra, la Domenica sera accettai il lavoro di cameriere in una pizzeria di amic,i per la considerevole somma di 5.000 lire, oggi circa 2,50 euro. Negli anni 80 comincia anche la pratica del kobudo con il Maestro Tamano. A quei tempi noi ragazzi guardavamo i film di Bruce Lee e quindi era naturale sognare di adoperare i nunchaku come faceva lui, benedetta gioventu!

Karate Gruppo 2

 

2) che cosa significava praticare il Karate nel dojo del M.Fassi?

E’ sempre stato un onore praticare nel dojo del Maestro Fassi, uno dei pionieri del karate in Italia, su questo tatami sono passati tanti fuori classe ed è anche grazie a loro che il karate si è divulgato così ampiamente nella nostra nazione. In fondo questa palestra e questo tatami esistono dagli anni 60, quante altre palestre possono annoverare così tanti anni di pratica?

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3) che cosa significa per te il termine: ” karate tradizionale”?

Bella domanda, non ci dovrebbe essere il karate tradizionale, ma ci dovrebbe essere il karate do e basta. Non sopporto questa nostra mania di dover cambiare sempre tutto, soprattutto le tradizioni tramandate da generazioni, da persone che hanno dato l’anima per portarle ai giorni nostri e farcele conoscere ed amare.

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4) che cosa ne pensi del karatè moderno e dell’agonismo?

Riallacciandomi alla domanda precedente non vedo il karate moderno, ma solo il karate do: la via da seguire per essere un buon praticante e una brava persona, il karate deve essere il veicolo per renderci migliori ed aiutarci a vivere meglio. Tuttavia non disapprovo completamente l’agonismo, ma deve essere preso a piccoli bocconi. Deve aiutare a gestire la tensione, lo stato d’animo, il nervosismo, per poter migliorare. Vincere non deve essere lo scopo o pensare solo al punto o alla medaglia, la gara deve essere una prova non la soluzione finale.

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5) nel vostro Dojo ci sono persone come te che praticano il Karatè da una vita. Quanti anni di esperienza hai alle spalle e qual’e’ stato il segreto di un allenamento così sano e duraturo?

Si, nel nostro dojo ci sono altre persone come me che praticano il karate da diversi anni. Sono quasi 40 anni che pratico, non penso ci sia un segreto, penso che come tutte le cose ci sia il bisogno di una motivazione e la voglia di imparare che non basta mai e quando pensi di sapere qualcosa, ti rendi conto che sai pochissimo ed è una ricerca continua. Forse è proprio questa ricerca che ti dà la voglia di andare avanti.

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6) ad un certo punto della tua maturità marziale incontri l’arte della spada e inizia una ricerca meravigliosa nello Iaido, di cui sei oggi molto esperto. Com’e’ nato il desiderio di risalire alle origini del Bushido?

Come tutti, già da piccolo ero affascinato dalle spade. Ricordo che il mio interesse è cresciuto più o meno quando comincia la pratica del karate. In quel periodo non esistevano scuole di iaido o comunque erano rarissime e non alla mia portata. Negli anni 70 avevo 14/15 anni e quindi gli spostamenti e soprattutto i mezzi finanziari non mi consentivano di andare alla ricerca di un dojo situato non si sa dove. La svolta avvenne molti anni dopo quando trovai un volantino dove pubblicizzavano lo iaido, fu un colpo, mi recai subito nella palestra per capire di cosa si trattava, il dojo era una cantina. Una vera cantina senza bagni, doccia e lo spogliatoio unico (sia per uomini che donne), ma andava bene così. Lì cominciò l’avventura:era il 1994. Lo iaido è un arte marziale meravigliosa se si ha l’umiltà e la pazienza vi aprirà un mondo fantastico fatto di ricerca nel movimento, di studio quasi maniacale del taglio perfetto, nell’essere una cosa sola con la katana, che come dicono i giapponesi ki ken tai (energia spada corpo). Per approfondire ancora di più lo iaido ed i movimenti morbidi, mai contratti del corpo, ho praticato per sette anni l’arte marziale cinese del tai chi chuan come coadiuvante allo iaido, ritengo sia stato utile ed interessante: una disciplina che aiuta l’altra.

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7)quanto ti e’ utile la pratica dello Iaido per il karatè e viceversa?

Devo dire che all’inizio praticavo le due discipline ben separate, ma con l’andare degli anni mi sono reso conto che, in realtà, una completa l’altra e soprattutto che mentalmente sono un’unica cosa. La tecnica che si pratica, sia che sia karate o iaido, ha sempre dentro una componente di una o dell’altra, sia fisica ma soprattutto mentale. Easattamente come lo yn e lo yang c’è sempre dentro in una un po’ dell’altra.

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8) quali sono i maestri di arti marziali che porti nel tuo cuore e perché?

I maestri che ricordo con affetto sono tanti, ma soprattutto devo ricordare:
il maestro Fassi – persona colta e di grande umanità, di enorme esperienza, purtoppo mancato da poco tempo.
il maestro Cuturello – Mio maestro da sempre. Raffinato e scrupoloso come pochi e ottimo esempio di perseveranza.
il maestro Amoruso – uno dei più bravi praticanti di iaido in Italia ed Europa. La sua tecnica con la spada è veramente invidiabile.
il maestro Furuichi – Semplicemente un fuori classe nello iaido. Persona squisita, umile, e preparatissima. Con una visione della tecnica fuori dal comune.
il maestro Tamano – per il kobudo, che ho praticato per diversi anni prima che lui andasse via dall’Italia.
Ed infine il mio maestro ed amico Pier Enrico Sacchi – persona eccezionale. Colui che mia ha dato i primi rudimenti dello iaido. Purtroppo oggi scomparso.

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9)potresti descrivere a parole o con un pensiero personale, Il sentimento di gratitudine che provi per le arti marziali?

Dopo 40 anni di pratica penso proprio che anche involontariamente queste meravigliose discipline orientali facciano parte del mio bagaglio umano e culturale e spero che mi abbiano reso una persona migliore, ma forse questo bisognerebbe chiederlo a chi mi conosce.

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10) cosa ti auguri per il futuro del karatè e dello Iaido?

Mi auguro per il futuro del karate e dello iaido e soprattutto di tutte le arti marziali in genere , che ci sia sempre un bravo maestro, che possa tramandare di generazione in generazione l’arte marziale in ogni suo aspetto esteriore e soprattutto interiore, senza stravolgere o modificare quello che ci hanno tramandato i maestri antenati. In questo modo, nel nostro piccolo, avremmo anche noi contribuito a mantenere in vita una tradizione millenaria meravigliosa.

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