In in questo articolo racconteremo le avventure del Maestro ROBERTO FASSI nell’ambito del l’insegnamento del Karatedo.
“NEL 1963, NON APPENA FUI PROMOSSO CINTURA MARRONE, INIZIAI A TENERE DEI CORSI GRATUITI A MILANO AD UN GRUPPO LIMITASISSIMO DI PERSONE. SI TRATTAVA PER LO PIÙ DI PRATICANTI DI JUDO CHE ME NE AVEVANO FATTO RICHIESTA.
Ci teniamo molto a sottolineare la parola GRATIS, perché il Maestro FASSI non era interessato al business nelle arti marziali e ha sempre cercato di mantenere separato il proprio lavoro dalla passione. Al giorno d’oggi sono davvero in pochi a pensarla e soprattutto ad agire in questo modo. Ricorderò sempre una risposta che il Maestro FASSI diede ad un allievo, quando gli disse che non avrebbe potuto insegnare senza un diploma di istruttore. Il Maestro rispose: ” tu puoi insegnare quello che sai a tutti e senza aver bisogno di avere un diploma di istruttore. Se invece intendi aprire un’attività le cose si mettono diversamente.”
“NEL FRATTEMPO CONTINUAVO A RECARMI REGOLARMENTE IN FRANCIA PER PARTECIPARE A CORSI SPECIALI E STAGES. FECI AMICIZIA CON UN ISTRUTTORE FRANCESE AMICO DI PLEE, DI NOME CHOUK CHE MI DIEDE MOLTE LEZIONI E CHE INVITAI TANTE VOLTE IN ITALIA.
Anche questo aspetto è’ veramente degno di nota, perché il Maestro FASSI, guidato da una passione incredibile e dalla voglia di scoprire il Karatedo, non si faceva alcun problema a viaggiare per tutta la Francia per partecipare agli STAGES.
IL MIO GRUPPO DI ALLIEVI STAVA INFATTI CRESCENDO E C’ERA BISOGNO, DI TANTO IN TANTO, DI QUALCUNO PIÙ BRAVO DI ME.
Scusate se insistiamo con le note, ma anche in questo passaggio notiamo la completa assenza di EGO da parte di questo grande Maestro, sempre pronto ad elevare i più meritevoli e ad intercettare i veri talenti che potessero offrire insegnamenti sempre più qualitativi.
ALCUNI DI NOI INFATTI, RICORDANO ANCORA IL MAESTRO CHOUK, UN PERSONAGGIO INCREDIBILE, QUASI DA FILM. AVEVA FATTO TUTTA LA GUERRA D’INDOCINA E SI COMPRENDEVA SUBITO CHE ERA ABITUATO A GUARDARE IN FACCIA IL PERICOLO È LA MORTA NEGLI OCCHI. IN PIÙ DI UNA OCCASIONE AVEVA ACCETTATO LE SFIDE DEI JUDOKA, PUGILI O PRATICANTI DI SAVATE, INFASTIDITI DAL CRESCENTE SUCCESSO DEL KARATE, VINCENDO OGNI DUELLO. LA SUA TECNICA RISUKTAVA ALQUANTO ROZZA, SECONDO GLI STANDARD ATTUALI, MA ERA ESSENZIALE E SENZA DUBBIO EFFICACE. IL MAESTRO ERA PIUTTOSTO BASSO DI STATURA, I CAPELLI CORTI E RADI, GLI OCCHI SVEGLI E MOBILISSIMI IN CUI SI INTENDEVANO LAMPI DI QUELL’ASTUZIA CHE GLI AVEVA PER,ESSO DI SOPRAVVIVERE IN INDOCINA. LA SUA ESPRESSIONE ERA DECISA, LO SGUARDO SPESSO TAGLIENTE COME UNA LAMA, IL VARATTERE BURBERO E L’ASPETTO NON PROPRIAMENTE DA SALOTTO. QUESTO ERA CHOUK A PRIMA VISTA. SEMBRAVA UN PERSONAGGIO DA FILM SUI BASSI FONDI DI PARIGI, MA GRATTATA QUESTA SCORZA SI TROVAVA UNA VERA E PROPRIA PASTA D’UOMO, DI RARA SIMPATIA ED UMANITÀ.
QUESTO MAESTRO AIUTO I PRIMI KARATEKA ITALIANI A PROGREDIRE E ANDREBBE RICORADTO MOLTO DI PIÙ A PARER MIO.
IN QUELL’EPOCA OGNI ALLENAMENTO ERA ESTENUANTE, UNA VERA E PROPRIA TORTURA CHE VENIVA SOPPORTATA SOLO GRAZIE AD UN ENTUSIASMO VIBRANTE. SPESSO SI PRATICAVA PER DUE O TRE ORA INO STESSO KATA O UNA SINGOLA TECNICA.
Il Masetro FASSI, così come molti altri Maestri fedeli agli insegnamenti tradizionali, hanno cercato di conservare perlomeno l’intensità dell’allenamento anche con i propri allievi, facendo comprendere loro l’importanza della fatica. Diversi “maestri” oggi, per paura di perdere gli allievi e di conseguenza quote associative in più, scelgono di abbassare il livello di intensità degli allenamenti e i criteri di giudizio negli esami. Questo certamente non aiuta i Karateka del domani.
BEN POCHI APPASSIONATI CON LO SPIRITO FORTE POTEVANO SOPPORTARE ALLENAMENTI COSÌ MONOTONI E DURI, MA SARANNO PROPRIO LORO A CREARE LE PREMESSE PER IL GRANDE SVILUPPO DEL KARATE IN ITALIA E IN EUROPA.




